Nasce a Ionia, in provincia di Catania, il 23 marzo del 1945, comune che, sotto il fascismo, riuniva le antiche amministrazioni di Riposto e Giarre, tornate politicamente autonome alla fine della seconda guerra mondiale. Dopo aver conseguito la maturità al Liceo Scientifico “Archimede” di Acireale, e a seguito della morte del padre (camionista e scaricatore di porto a New York), nel 1964 si trasferisce dapprima a Roma per poi stabilirsi successivamente a Milano. In merito al periodo lombardo l’artista ricorda: «Milano allora era una città di nebbia, e mi sono trovato benissimo. Mettevo a frutto la mia poca conoscenza della chitarra in un cabaret, il “Club 64”, dove c’erano Paolo Poli, Enzo Jannacci, Lino Toffolo, Renato Pozzetto e Bruno Lauzi. Io aprivo lo spettacolo con due o tre canzoni siciliane: musica pseudobarocca, fintoetnica. Nel pubblico c’era Giorgio Gaber che mi disse: “Vienimi a trovare”. Il giorno dopo andai. Diventammo amici».

Attratto fin da adolescente dalla musica interrompe gli studi universitari e verso la metà degli anni sessanta pubblica due singoli pubblicitari per la rivista Nuova Enigmistica Tascabile (NET), che proponeva come allegati dischi di canzoni celebri, interpretati da cantanti poco conosciuti. In queste due occasioni l’artista appare in copertina col nome di battesimo Francesco Battiato. Il primo singolo contiene un brano presentato al Festival di Sanremo 1965 da Beppe Cardile e Anita Harris, L’amore è partito. Il secondo riprende una canzone portata al successo da Alain Barrière: …e più ti amo, tradotta in italiano da Gino Paoli. Il brano verrà riproposto, in una nuova versione, nell’album Fleurs 2, uscito nel 2008.

Insieme al compaesano Gregorio Alicata, già pianista di Edoardo Vianello e autore di un certo successo (suo il brano Tremarella), forma nel 1967 un duo, denominato “Gli Ambulanti”. I due artisti si esibiscono davanti alle scuole, con un proprio repertorio di canzoni di protesta, destando molta curiosità. In questa fase, sarà proprio l’amico Giorgio Gaber a lanciarli, proponendo i loro brani alla casa discografica di Nanni Ricordi. Durante le fasi di lavorazione affiorano diverse incomprensioni che portano il duo a sciogliersi e Battiato decide di proseguire singolarmente la carriera di musicista. Sempre Gaber procura a Battiato un contratto con la casa discografica Jolly, che inserisce la figura dell’artista nel filone di “protesta”, all’epoca assai in voga e presente in molte produzioni cantautorali. I primi singoli incisi ufficialmente sono La torre e Le reazioni. A questi seguono Il mondo va così e Triste come me. Il singolo La torre accompagna la prima apparizione televisiva dell’artista, avvenuta il 1º maggio del 1967. Il programma è intitolato Diamoci del tu ed è condotto da Giorgio Gaber in coppia con Caterina Caselli. Nel corso della puntata si esibisce un altro giovane cantautore ancora sconosciuto: Francesco Guccini. E proprio in questa occasione l’artista milanese propone a Battiato di cambiare il nome da Francesco a Franco, proprio per non confondersi con Guccini. «Da quel giorno in poi tutti mi chiamarono Franco – ricorderà il musicista – persino mia madre». Sempre con Gaber collabora alla stesura del brano …e allora dai!, presentata al Festival di Sanremo 1967, e Gulp Gulp, sigla della già citata trasmissione televisiva Diamoci del tu.

Nel 1968 cambia casa discografica, passando alla Philips, con l’intento di abbandonare il genere di protesta per incidere dischi dal sapore romantico, allo scopo di raggiungere un pubblico più vasto e generalista. In questo periodo collabora con il chitarrista Giorgio Logiri (alcune canzoni scritte dai due vengono incise da altri artisti, come ad esempio A lume di candela, cantata da Daniela Ghibli). Registra altri due brani che la casa discografica pubblica soltanto nel 1971 (Vento caldo e Marciapiede) e ottiene un discreto consenso con È l’amore, canzone che diverrà in breve il primo successo commerciale dell’artista con oltre centomila copie vendute. Nel 1969 il musicista partecipa a un Disco per l’estate con il brano Bella ragazza che verrà, in seguito, escluso dalla competizione. Sempre nello stesso anno partecipa alla Mostra Internazionale di Musica Leggera presentando il brano Sembrava una serata come tante.

Musica sperimentale e avanguardia colta (1971 – 1975)

Franco Battiato durante un’esibizione con il suo gruppo, i Battiato Pollution, nel 1972.
A partire dal 1971 l’artista abbandona il formato canzone per dedicarsi completamente alla musica sperimentale, facendo un uso costante di strumenti e sonorità elettroniche. A riprova di ciò, pubblica, per la prima metà degli anni settanta, numerosi album per l’etichetta indipendente Bla Bla. Il primo di questi è Fetus (recante in copertina l’immagine di un feto, all’epoca censurata) che vende circa 7000 copie; del disco viene registrata una versione in lingua inglese intitolata similarmente Foetus. Opera di esplicita rottura rispetto alle mode e tendenze dell’epoca, contiene melodie dal sapore mediterraneo (Una Cellula, Energia, Mutazione), pezzi surreali (la title-track e la spietata Cariocinesi) e scontri chitarra-sintetizzatore con contaminazioni campionate (Fenomenologia, Anafase e l’ottima Meccanica).

Il disco è una sorta di viaggio interiore di natura psichedelica con balzi dal microscopico della cellula all’infinito dello spazio, e trae la sua ispirazione dall’opera letteraria Il Mondo Nuovo di Aldous Huxley. Battiato delinea così un concept-album dalla forma ambigua e dissacrante, volutamente sospeso fra canzone d’autore e acerba “kosmische musik”. Di lui, il critico musicale Riccardo Bertoncelli ha detto: «È sempre stato inclassificabile, nei settanta entrava in scena, accendeva uno stereo con musica assurda e se ne andava. Il pubblico lo rincorreva inferocito».

Il successivo, Pollution, continua il percorso già tracciato dall’album precedente, e ottiene maggior successo, risultando il 59º album più venduto dell’anno. Si ricordano brani come: Il silenzio del rumore, 31 Dicembre 1999 – ore 9 e il rock sud europeo di pezzi quali: Areknames, Beta e Plancton. Forte delle nuove esperienze internazionali (come i concerti in supporto di Brian Eno, Magma, Tangerine Dream, John Cale e Nico), e in base alle lezioni musicali del maestro Karlheinz Stockhausen, Battiato si converte a una forma d’avanguardia persino più intellettuale e intimista. In virtù di questo, nel 1973, pubblica uno dei suoi lavori più riusciti denominato Sulle corde di Aries. Convergono in questo nuovo LP la sperimentazione ripetitiva, un’elettronica alquanto sofisticata e una particolare forma di musica acustica che si rifà ampiamente alla tradizione araba. L’artista, continuando il suo percorso di incessante sperimentatore, priva l’album dei classici strumenti rock quali chitarre, bassi e batteria in favore di fiati, oboe, violoncello, mandola, calimba e piano preparato. Canzoni da segnalare sono l’ipnotica Sequenze E frequenze, la strumentale Aries e il dittico Aria di rivoluzione e Da Oriente ad Occidente.

I disco seguente, Clic, pubblicato nel 1974, è interamente dedicato al musicista e amico Karlheinz Stockhausen e contiene le canzoni: I Cancelli della memoria, Nel cantiere di un’infanzia, No U turn e Propiedad prohibida, brano ancora oggi utilizzato come sigla d’apertura del programma Tg2 Dossier. L’album viene in seguito ristampato in Inghilterra, con l’aggiunta di Aria di rivoluzione (tradotta in copertina dalla Island come Revolution in the air). L’opera successiva, M.elle le “Gladiator”, presenta circa dieci minuti di campionamenti e sovraincisioni (molto più duri e disarmonici di quelli di Clic), che danno spazio a circa venti minuti di suoni d’organo, registrati nella cattedrale di Monreale.

Esperimenti d’avanguardia in collaborazione (1971 – 1975)

Franco Battiato nel 1972.
Nello stesso periodo, il nome di Franco Battiato appare in molti album scritti e lanciati da altri artisti, e tutti riconducibili al circuito dell’etichetta Bla Bla. Nel 1971 presenzia come coautore del singolo Tarzan, brano lanciato dal complesso Capsicum Red; contemporaneamente fonda la band degli Osage Tribe (il suo primo gruppo musicale), in cui figura come leader e voce solista. Con questi incide, sempre nel 1971, il 45 giri Un falco nel cielo, la cui copertina, raffigurante una testa di bambola con bocca sanguinante, acquista in breve tempo molta notorietà. La canzone viene scelta come sigla del quiz televisivo Chissà chi lo sa?, entrando a far parte (tra le tante curiosità), del canzoniere degli scout.

L’anno dopo gli Osage Tribe pubblicano un LP di jazz rock progressivo, intitolato Arrow Head; Battiato non fa più parte del gruppo, ma compare nel disco in veste di coautore del brano Hajenhanhowa. Successivamente, sotto il falso nome di Genco Puro & Co, collabora al disco Area di servizio, inciso nello stesso anno da Riccardo Pirolli. In questo LP Battiato canta in tre canzoni: Giorno d’estate, Nebbia e Biscotti e the. In seguito, realizza altre produzioni minori usando svariati pseudonimi come Springfield, Ixo e Colonnello Musch (in quest’ultimo caso collaborando con il musicista Pino Massara).

Nel 1973 supporta la band musicale dei Jumbo nel loro album intitolato Vietato ai minori di 18 anni?, aggiungendo al brano Gil specifiche sonorità grazie al suo EMS VCS3 (sintetizzatore analogico molto versatile, generatore di particolari effetti elettronici). Altrettanto importante è la sua la partecipazione al disco La finestra dentro, dell’amico Juri Camisasca, album tra i più noti della musica d’avanguardia dell’epoca. Nel 1975 partecipa al progetto progressivo/sperimentale Telaio magnetico, per la durata di un piccolo tour nel Sud Italia, insieme a Juri Camisasca, Mino Di Martino, Terra Di Benedetto, Roberto Mazza e Lino Vaccina. A testimonianza di ciò, viene registrato l’apposito LP Live ’75, circolato sul mercato in pochissime copie.

Le pubblicazioni per la Ricordi e l’incontro con Giusto Pio (1975 – 1978) Sopra il violinista Giusto Pio, collaboratore di Battiato a cavallo tra gli anni settanta e ottanta.
Nell’estate del 1975 presenzia al Festival del proletariato giovanile tenutosi a parco Lambro, sotto l’organizzazione della rivista Re Nudo. Il nome del musicista compare assieme a quelli dei più grandi artisti della musica italiana, quali Francesco Guccini, Lucio Dalla, Giorgio Gaber, Francesco De Gregori e Antonello Venditti. Lo stesso Battiato ricorderà il periodo della controcultura con queste parole: «Trent’anni fa era molto più facile. Pollution è stato in classifica ai primi posti. Oggi non troverei chi me lo pubblichi. Ai miei tempi nei festival se vedevano un bollino di Coca-Cola si sfasciava tutto. Oggi siamo all’apologia del marchio».

Nel 1976 con la chiusura della Bla Bla passa alla Dischi Ricordi e si dedica alla scoperta delle avanguardie colte con tre album dalla scarsa eco commerciale e non del tutto apprezzati dalla critica. Il primo di questi è Battiato, uscito nel 1977, dove emerge il singolo Cafè-Table-Musik, una sorta di collage musicale della durata di venti minuti, la cui locuzione riprende una giocosa espressione dello scrittore Marcel Proust. Da infaticabile sperimentatore, Battiato si avvicina al genere teatrale portando in scena, nel febbraio dello stesso anno, l’opera musicale Baby Sitter. Lontano da qualsiasi forma di piece tradizionale, il musical è un puzzle di accadimenti scenici senza alcun canovaccio di sorta, ispiratosi al concetto di ready-made, teorizzato nel 1913 da Marcel Duchamp.

Nel medesimo lasso di tempo il cantautore conosce il musicista Giusto Pio, con il quale stringerà un proficuo sodalizio artistico; lo stesso Giusto Pio gli impartirà, negli anni a venire, svariate lezioni di violino. Sempre per la Ricordi, esce l’anno seguente Juke Box, prima collaborazione di rilievo effettuata con il violinista e pensato come colonna sonora del film tv Brunelleschi (in seguito rifiutato dai produttori). Sempre nel 1978, produce il primo disco del musicista veneto dal titolo Motore immobile, così come, l’anno precedente, il disco d’esordio dell’artista Alfredo Cohen, denominato Come barchette dentro un tram. Infine l’ultimo album pubblicato con la Dischi Ricordi è L’Egitto prima delle sabbie. Con l’omonima canzone (brano di 14 minuti di pianoforte “zen”, con un solo accordo ripetuto), si aggiudica, nel 1979, il Premio Stockhausen di musica contemporanea. Nello stesso periodo, insieme a Giusto Pio, assume la direzione musicale dello spettacolo Polli d’allevamento, scritto e diretto dall’amico Giorgio Gaber. Il duo si occupa, in maniera prevalente, degli arrangiamenti, utilizzati anche nel disco live tratto dallo spettacolo.

Il ritorno alla musica pop (1978 – 1979)

Sopra, un’immagine di Franco Battiato.
Nel 1978 pubblica un nuovo 45 giri usando lo pseudonimo Astra. I due brani, scritti con Pio, si intitolano Adieu e San Marco (entrambi con un testo in francese). L’anno dopo, riprende la stessa musica di Adieu per una nuova canzone dal titolo Canterai se canterò, incisa da Catherine Spaak (presente nel retro del 45 giri Pasticcio) e nel 1989 per la canzone Una storia inventata (contenuta nel disco Svegliando l’amante che dorme di Milva). Nel medesimo periodo torna a collaborare con l’artista abbruzzese Alfredo Cohen, firmando assieme a Giusto Pio le musiche dei brani Roma e Valery (il cui testo, modificato dallo stesso Battiato, darà vita anni dopo alla più nota Alexander Platz) Questa serie di brani porranno le basi per l’ascesa cantautorale del musicista, che da qui in avanti tornerà in maniera definitiva alla forma tradizionale della canzone.

Nel 1979, grazie all’interessamento di Angelo Carrara, che sarà il suo manager e produttore fino al 1986, passa alla EMI Italiana, decretando il suo ritorno alla canzone, senza dimenticare la sua fascinazione verso gli echi della musica orientale. Tale fascinazione lo avvicinerà concretamente all’esperienza spirituale del sufismo, praticata in prevalenza dai martiri del misticismo islamico. Non a caso, si iscriverà con convinzione all’Istituto italiano per il Medio ed Estremo Oriente, coltivando finanche lo studio della lingua araba. Così facendo, nell’autunno dello stesso anno, registra, presso gli Studi Radius, L’era del cinghiale bianco, che contiene riferimenti alle idee esoteriche dello scrittore e intellettuale René Guenon. Dell’album viene registrata una prima versione, assai diversa da quella definitiva, in cui si evince l’assenza di strumenti rock come il basso e la batteria, e che lascia notevolemente insoddisfatti gli autori. Vengono quindi chiamati per la realizzazione di una seconda registrazione i musicisti Tullio De Piscopo e Julius Farmer. Una volta completata la nuova incisione, il disco viene presentato ai dirigenti della EMI, che si rivelano fin da subito molto riluttanti alla sua pubblicazione. Bruno Tibaldi, presidente della casa discografica, decide ugualmente di procedere all’immissione dell’album su tutto il territorio nazionale. Nonostante il modesto riscontro di vendite e varie critiche provenienti da alcuni ambienti della carta stampata,il disco viene riconosciuto da una specifica commissione (composta da varie personalità del mondo della musica), come il miglior album italiano dell’anno.

L’opera, nel complesso, presenta numerosi elementi che in futuro formeranno lo stile e la poetica di Battiato: fatta di suggestioni esotiche, riferimenti letterari e scanzonati giochi linguistici. Ne sono un esempio i brani: Strade dell’est (sulle vicende del leader kurdo Mustafa Mullah Barazani), Magic shop (ironico pamphlet contro la commercializzazione dell’arte) e la stessa title-track, contraddistinta dal celebre riff di chitarra e violino. Il riferimento geologico ad un’imprecisata “era del cinghiale bianco” proviene da un’antica leggenda celtica, che vedeva nel “sacro animale” l’emblema assoluto del sapere spirituale. Si segnalano ancora la strumentale Luna Indiana, la visionaria Il Re del mondo e il brano Stranizza d’Amuri: prima traccia dell’autore interamente scritta in lingua siciliana. Segue un tour di quindici date, caratterizzato da una discreta presenza di pubblico, in cui partecipa il tastierista Filippo Destrieri, che collaborerà con Battiato per tutti gli anni ottanta e novanta.

Una nuova idea di canzone (1980)
« Un giorno sulla Prospettiva Nevski / per caso vi incontrai Igor Stravinskij. »
(Franco Battiato, Prospettiva Nevski.)

Sopra Franco Battiato nel videoclip della canzone Up patriots to arms
Dopo appena un anno viene pubblicato il nuovo LP, Patriots, che in origine doveva chiamarsi I telegrafi del martedì santo. Il disco, a differenza del precedente, ottiene un discreto successo, arrivando fino alla trentesima posizione in classifica. Dell’album fanno parte numerosi brani destinati a diventare, nel tempo, autentici evergreen del musicista, come l’intensa Prospettiva Nevski (riferita alla strada principale di San Pietroburgo) e la sognante Le Aquile (con testo ispirato al romanzo Statue d’acqua, della scrittrice svizzera Fleur Jaeggy). Non vanno dimenticate le tracce Venezia-Istanbul (con finale ripreso dal Canto dei lavoratori di Filippo Turati) e Arabian song (primo brano in cui l’artista si rapporta alla cultura islamica).

La canzone centrale del disco è comunque la coinvolgente Up patriots to arms, titolo dal significato ermetico che l’autore svela con le seguenti parole: «L’idea risale al 1975, quando in un pub di Birmingham ho un visto un cartellone con la scritta “Up patriots to arms”. All’inizio mi faceva un po’ ridere, poi ho pensato che una frase del genere, se rivoltata e intesa in modo positivo, può essere un buon inizio per cominciare a fare delle cose nuove, per tentare dei cambiamenti». Chiudono il disco le tracce Frammenti e Passaggi a livello, entrambe contrassegnate da un ampio uso di citazioni letterarie che richiamano i versi di grandi poeti e scrittori quali Marcel Proust, Giacomo Leopardi, Giovanni Pascoli e Giosuè Carducci.

I cambi di registro sia testuali sia musicali, e il ricorso alla citazione e al frammento sono alla base della nuova idea di canzone proposta da Battiato. L’autore non si offre né di raccontare una storia, né di affrontare una precisa tematica, curandosi al contrario di “amalgamare” frasi e situazioni prive di un qualsiasi nesso causale. Quello che nasce è un componimento inedito e complesso, dove le parole fanno da ponte verso la musica, mentre questa spiega e struttura i versi stessi. In questo modo l’artista realizza, in maniera autonoma e solitaria, una risposta italiana alle trasformazioni internazionali della popular music. Nel merito il musicista avrà a dire: «Una ragazza di quindici anni mi ha scritto dicendo che non le frega niente di quello che dico, che comunque le piace da pazzi. Per me questo è il massimo, perché io non voglio dire niente, oppure voglio dire tutto».E ancora: «Credo, al contrario di quelli che non hanno capito niente dei miei testi e li giudicano una accozzaglia di parole in libertà, che in essi ci sia sempre qualcosa dietro, qualcosa di più profondo […] Quando si intende adattare un testo alla musica si scopre che non è sempre possibile. Finché non si fa ricorso a quel genere di frasi che hanno solo una funzione sonora. Se si prova allora ad ascoltare e non a leggere, perché il testo di una canzone non va mai letto ma ascoltato, diventa chiaro il senso di quella parola, il perché di quella e non di un’altra. Per capire bisogna ascoltare, serve animo sgombro: abbandonarsi, immergersi. E chi pretende di sapere già rimane sordo».

Questo “nuovo corso”, coadiuvato dall’incessante voglia di sperimentare, porterà il musicista a collaborare con altri artisti, su tutti con la cantante Alice, con la quale scriverà, nello stesso anno, Il vento caldo dell’estate, prima affermazione dell’innovativo suono di Battiato; originato da un’intuizione dello stesso e del violinista Giusto Pio, decisi a fermare la ritmica durante l’inciso, aggiungendovi in successione degli accordi d’organo.

Gli anni del grande successo (1981 – 1982)
« Mr. Tamburino non ho voglia di scherzare / rimettiamoci la maglia i tempi stanno per cambiare. »
(Franco Battiato, Bandiera bianca.)

Franco Battiato presenta il brano Bandiera Bianca, tratto dall’album La voce del padrone.
L’ “ondata musicale” promossa dall’artista, tesa a ricodificare la grammatica della musica leggera, giungerà a consacrazione nell’ottobre del 1981, con l’uscita dell’album La voce del padrone; titolo che richiama il pensiero dello scrittore Georges Ivanovič Gurdjieff e, al contempo, ironica allusione all’omonima casa discografica. Il disco porta alla massima espressione il gioco di “contaminazione” iniziato con L’era del cinghiale bianco e messo in evidenzia in Patriots. A tal fine Battiato costruisce un prodotto di mercato colto e raffinato, cantabile e di facile lettura, che riesce a sposare perfettamente impegno e leggerezza, coinvolgendo fasce di estimatori sempre più larghe e considerevoli. Il nuovo LP viene promosso al programma musicale Discoring, e prima ancora alla Mostra Internazionale di Musica Leggera, attraverso il singolo di lancio Bandiera Bianca. Battiato, presenta il brano sopra un ipotetico palco elettorale con tanto di megafono, attorniato da uno stuolo di madrigalisti, atti a cantare le strofe del ritornello. Il refrain in questione è mutuato dalla poesia Ode a Venezia di Arnaldo Fusinato, e rappresenta un esplicito segno di resa nei confronti della società (oramai aperta al riflusso), dove la rincorsa al denaro e al benessere sembra l’unica felicità possibile. L’intero LP reca canzoni, ancora oggi, molto popolari, assurte ben presto a classici della musica italiana: basti pensare alla già citata Bandiera bianca, Cuccurucucù (titolo che riprende la hit messicana di Caetano Veloso), Gli uccelli, Summer on a solitary beach e la carnale ed esotica Sentimiento Nuevo.

Altra canzone di punta è la trascinante Centro di gravità permanente, basata sulle teorie psicofisiche del filosofo Georges Ivanovič Gurdjieff, inerenti alle difficoltà dell’essere umano a trovare il “proprio centro interiore”, indispensabile al controllo delle pulsioni emotive e irrazionali. A favore del mistico armeno il cantautore dichiara: «Il vero cambiamento della mia via, il più grande, lo debbo alla scoperta di Gurdjieff. Da solo con un’esperienza da autodidatta avevo scoperto quella che in Occidente, si chiama meditazione trascendentale, ma nel pensiero di Gurdjieff vidi disegnato perfettamente un sistema che già avevo intuito e frequentato. Esistono tante vie, esiste Santa Teresa e San Francesco; quella di Gurdjieff mi era molto congeniale. Una specie di sufismo applicato all’Occidente, all’interno di una società consumistica».

Dopo un timido successo, nel febbraio del 1982 l’album inizia a scalare la classifica, raggiungendo la prima posizione nel mese di marzo, mantenendo ininterrottamente il primato fino a inizio autunno. A fine anno risulterà essere il primo album italiano a oltrepassare, tra settembre e ottobre, il milione di copie vendute, superando ogni aspettativa dell’autore e della casa discografica. Tra i vari attestati, riceve nella città di Venezia il premio Gondola d’oro come miglior album dell’anno. Il disco è collocato al secondo posto, dalla rivista Rolling Stone, nella lista dei 100 album italiani più belli di ogni tempo.

Risultati simili all’album precedente vengono raggiunti da L’arca di Noè, pubblicato nel 1982, che in poche settimane vende circa 550.000 copie, risultando il disco italiano più venduto nell’anno, preceduto soltanto dal celebre Thriller di Michael Jackson. Il nuovo LP, dal tenore pessimista e apocalittico, presenta canzoni di stampo ironico e graffiante. Si vedano le tracce Scalo a Grado (dove viene cantata la trascrizione latina dell’Agnus Dei ), la variopinta New Frontiers, L’esodo e Clamori, queste ultime due musicate su testi del mistico e scrittore Tommaso Tramonti. Radio Varsavia (singolo apripista dell’album) fa molto discutere i critici e Gianfranco Manfredi, dalle colonne del quotidiano La Stampa, accusa impropriamente Battiato di avere inserito nel disco «la cultura della nuova destra». La risposta del musicista non tarda ad arrivare: «Non capisco cosa ci trovano nelle mie canzoni che si possa avvicinare alla loro ideologia che è esattamente all’opposto di ciò che dico io. All’opposto». A chiudere l’ammaliante brano Voglio vederti danzare, divenuto all’istante uno dei capisaldi della sua discografia, costantemente richiesto in tutte le apparizioni dal vivo. La danza in questione riprende l’abilità artistica dei “dervisches tournerneur”, danzatori mistici che erano soliti esibirsi con movimenti circolari ed ossessivi: simbolo di ricerca spirituale e introspettiva. Da non trascurare, infine, la pubblicazione dell’album Legione straniera, dell’amico e musicista Giusto Pio, a cui Battiato collabora in tutte le tracce del disco, così come nel successivo Restoration.

Si impone così una moderna figura di cantautore, eclettica e personale dove il tessuto sonoro si nutre di numerose pozioni musicali (dalla campionatura elettronica alla partitura classica), e i testi divengono il centro di un vero pastiche letterario dove si affastellano citazioni colte, terminologie pop e svariate suggestioni filosofiche. Anche la voce, lontana da qualsiasi criterio abituale, desta molta attenzione, facendo leva su una timbrica nasale molto particolare, assai vicina alla tecnica vocale del falsetto.

La successiva produzione discografica (1983 – 1987)

Franco Battiato con la cantante Alice, negli anni ottanta.
La stima di cui gode il musicista catanese nella sua nuova veste cantautorale, viene, altresì, confermata nei lavori successivi. Nell’autunno del 1983 esce il crepuscolare e dimesso Orizzonti perduti. L’album, nella riproduzione dei suoni, presenta un massiccio uso di musica elettronica, distinguendosi per la totale assenza di strumenti acustici. Nell’opera, le abituali tematiche si declinano in una “mistica del quotidiano” che procede delineando immagini di natura domestica e popolare. Di conseguenza, descrizioni di vita quotidiana si palesano nei brani: Tramonto occidentale, Zone depresse, Gente in progresso e in particolar modo nell’autobiografica Campane tibetane. Il disco è lanciato dal singolo La stagione dell’amore, altro classico della sua produzione. Degni di nota anche i brani Mal d’Africa e Un’altra vita.

Nel 1984 il cantante siciliano decide di ridurre notevolmente l’attività concertistica. Fa eccezione la sua partecipazione all’Eurovision Song Contest in coppia con Alice. I due artisti si esibiscono cantando la canzone I treni di Tozeur, che si piazza al quinto posto, ottenendo un elevato successo di vendite in tutta Europa. Il brano fa riferimento a Tozeur, antico centro commerciale del Jerid, posto ai margini del deserto del Sahara. La zona è circondata da un lago salato (cit. «distese di sale…») le cui esalazioni conducono i viandanti ad avere allucinazioni e miraggi. Se un tempo si parlava di carovane in lontananza, oggi quei miraggi possono essere visti e confusi come treni all’orizzonte. Da qui l’origine del titolo. Nello stesso anno è impegnato in un progetto messo in atto al programma televisivo Mister Fantasy, che prevede un concerto telematico con l’esecuzione del brano Propiedad Prohibida (eseguito dal musicista e da cinque suoi collaboratori situati in cinque luoghi diversi).

Già in estate, annuncia l’uscita di tre nuovi album, per il mercato italiano, spagnolo e inglese. Il disco per il mercato italiano, Mondi lontanissimi, esce nell’aprile del 1985. Questo nuovo lavoro si caratterizza per lo scenario fantascientifico, tipico dell’allora nascente letteratura cyberpunk, presentando un elevato uso di suoni computerizzati a cui fanno da contraltare melodie di stampo classico. La copertina mostra un Battiato nell’ombra intento ad aprire una finestra in cui compare il profilo di Saturno. Dunque, i “mondi lontanissimi” sono i pianeti del nostro Sistema Solare, e anche (in seconda lettura) i “mondi interiori” della nostra coscienza, dove regnano livelli di consapevolezza ancora ignoti e inesplorati.Anticipato dai singoli No Time No Space/Il re del mondo e Via Lattea/L’animale, raggiunge il terzo posto in classifica risultando il ventitreesimo LP più venduto in Italia.Il pezzo di punta dell’album, No Time No Space, (sorta di rappresentazione dei misteri dell’Universo), è costruito sul ritmo serrato delle percussioni che fanno da punteggiatura a una scrittura volutamente sinfonica e armoniosa. Il consolidato stile postmoderno dell’autore si evidenzia in numerose tracce tra cui: Risveglio di primavera, Temporary Road e Chan-son egocentrique (già incisa con Alice nell’album Azimut).

Con la raccolta Echoes of Sufi Dances, Battiato tenta una personale avventura nei rispettivi mercati spagnoli e inglesi. Mentre in Spagna il cantautore ottiene un buon riscontro di vendite, negli Stati Uniti il disco non supera le diecimila copie vendute. Battiato, dopo un iniziale entusiasmo per l’ingresso nel mercato statunitense,non dedicherà più attenzione al progetto, anche a causa delle condizioni impostigli dal produttore della EMI americana, che avrebbe preteso il suo trasferimento a Los Angeles per fini promozionali. Memore del monito del maestro Stockhausen, che anni prima aveva invitato il musicista a dismettere i panni del cantante pop, l’artista dà inizio a una carriera parallela di compositore colto, che porterà alla pubblicazione di numerose opere di matrice sacra e accademica. L’occasione per inaugurarla è l’originale opera in tre atti Genesi, del 1986, in realtà caratterizzata in gran parte da sonorità sintetiche ed elettroniche. Il progetto viene curato dallo stesso Battiato, già dal 1983. Dopo aver eseguito saltuariamente in concerto alcuni pezzi dell’opera, la prima rappresentazione ufficiale avviene presso il Teatro Regio di Parma il 26 aprile 1987.

Dall’album Fisiognomica al primo live Giubbe Rosse (1988 – 1990)

In alto l’esibizione di Franco Battiato, tenuta in Vaticano, nel 1989.
Il ritorno alla canzone è segnato dall’album Fisiognomica, che apre a un’impostazione classica e accademica, sorretta da un crescente afflato spirituale, tale da evolvere il musicista in una sorta di cantautore-filosofo, assai distante dal clamore fino allora ottenuto. Il sopraggiunto ripiegamento interiore avrà effetti anche sul piano personale, spostando il raggio dell’artista dalla caotica Milano alla natia Sicilia, scegliendo come nuovo habitat e milieu il piccolo comune di Milo. Il quindicesimo album in studio del cantautore è ispirato all’omonima opera di Aristotele (oggi di discussa autenticità) e presenta vari spunti notevoli: su tutte le ballate E ti vengo a cercare e Secondo imbrunire, che fondono la canzone d’amore tradizionale a tematiche prettamente esistenziali. Di rilievo l’arrangiamento de Il mito dell’amore, che parte da sequenze per tastiera per sprofondare in passaggi pianistici, il tutto cesellato da possenti cori lirici, in un finale che vede protagonisti chitarra elettrica e organo da chiesa. Uno dei risultati più alti del disco consiste nel brano L’oceano di Silenzio, che unisce tastiere e orchestra in un andamento calmo e ipnotico, che anticipa le sacrali sonorità del successivo album Come un cammello in una grondaia. Altri brani da citare sono senz’altro Nomadi (scritta dal musicista Juri Camisasca) e Veni l’autunnu, dichiarato omaggio alla propria terra d’origine, cantata con fonemi in lingua araba e siciliana.

Nonostante le canzoni si pongano, in modo esplicito, al di fuori di ogni logica commerciale, il disco vende oltre 300.000 copie, divenendo uno dei maggiori successi dell’anno a cui fa seguito un tour svoltosi anche al di fuori dei confini nazionali. Grazie a questo nuovo LP, nel 1989 viene chiamato da papa Giovanni Paolo II ad esibirsi in Vaticano, divenendo il primo cantante di musica leggera a tenere un concerto nella Città del Vaticano. Nel pieno dell’esibizione mentre intona una frase del brano “E ti vengo a cercare”, l’emozione spezza la voce del cantante lasciando il verso sospeso e incompiuto. “L’incidente” non assume i contorni di un timore reverenziale, piuttosto è dovuto al particolare momento che – a detta dell’artista – ha restituito alla canzone un significato nuovo e inaspettato.

Il successivo Giubbe rosse, uscito nel 1989, è il primo album dal vivo del musicista e raccoglie registrazioni effettuate nella sezione invernale del Fisiognomica Tour nei rispettivi teatri d’Italia, Francia e Spagna. Il disco attraversa gran parte della carriera del cantautore, dalla sperimentazione anni settanta alla più recente fase degli ottanta. L’opera contiene l’inedito Giubbe Rosse, l’ariosa Alexander Platz (già cantata da Milva), Mesopotamia, versione modificata del brano Che cosa resterà di me (scritto per l’album Dalla/Morandi) e Lettera al governatore della Libia, anch’essa modificata e già scritta nel 1980 per Giuni Russo. La cantante siciliana comparirà come seconda voce anche in questa nuova versione. La collaborazione tra Giuni Russo e Battiato risale ai primi degli anni ottanta, lo stesso musicista scrive per la giovane artista l’intero album Energie, uscito nel 1981 e contenente, oltre alla stessa Lettera al governatore della Libia, altre canzoni di valore come Il sole di Austerlitz, Una vipera sarò e L’addio. In un periodo coevo all’uscita di Giubbe rosse, il cantautore compone in parallelo musiche per il cinema, scrivendo l’inedita partitura del film Una vita scellerata (uscito nel 1990), incentrato sulla figura dell’artista fiorentino Benvenuto Cellini.

Gli ultimi album da solista (1991 – 1994)
« Tra i governanti / quanti perfetti e inutili buffoni, / questo paese devastato dal dolore / ma non vi danno un po’ di dispiacere quei corpi in terra senza più calore… »
(Franco Battiato, Povera Patria)

Sopra Franco Battiato con Lucio Dalla in una foto del 1993, per molti anni vicini di casa nelle campagne etnee.
Il decennio si apre con la pubblicazione di un nuovo album denominato Come un cammello in una grondaia, che in breve tempo vende oltre 25.000 copie. Il titolo allude a una citazione di al-Biruni, scienziato persiano vissuto nel XII secolo, che era solito pronunciare tale frase per indicare l’inadeguatezza della propria lingua nel descrivere argomenti di carattere scientifico. Registrato presso gli storici Abbey Road Studios, è ancora una volta, dal punto di vista formale, un album di pura rottura. Dopo aver portato la canzone tradizionale in territori fino allora sconosciuti, Battiato rompe improvvisamente col passato portando alla luce tutto il suo anelito religioso e spirituale. L’idea di eliminare in fase di registrazione le componenti della sezione ritmica conduce il disco a risultati ancor più radicali del precedente Fisiognomica. In tal modo l’artista realizza l’ambizioso progetto di avvicinare il mondo della musica leggera a quello più adulto della sinfonia classica.

Ne risulta un album di difficile fruizione, dove il canto è accompagnato dalla malinconia del pianoforte, oltre che da rari e impercettibili accordi di tastiera che confluiscono nel procedere ipnotico dell’orchestra nazionale di Londra. Nell’album sono presenti quattro lied classici di grandi musicisti del passato come Richard Wagner, Vicente Martín y Soler, Johannes Brahms e Ludwig van Beethoven, uniti ad altrettanti inediti del cantautore. Spicca, in una vera e propria antitesi, rispetto alla funzione intima degli altri brani, l’invettiva politica di Povera Patria. Il testo è un autentico J’accuse artistico-intellettuale che anticipa la deriva istituzionale degli anni novanta: rappresentata dai fatti di Tangentopoli e dagli attentati ai giudici Giovanni Falcone e Paolo Borsellino. Il brano si aggiudica nel 1992 la Targa Tenco come miglior canzone dell’anno. Chiudono il disco l’austera Le sacre sinfonie del tempo e la mistica invocazione de L’ombra della luce.

Dopo l’affermazione personale al Concerto di Baghdad, tenuto con l’orchestra nazionale irachena nel 1992 (trasmesso in mondovisione e ancora reperibile in DVD), l’autore torna in Italia presentando un nuovo LP di inediti recante il titolo Caffè de la Paix. Il disco riprende le innovazioni pop del Battiato anni ottanta, filtrandole con tematiche di natura teologica, già affrontate nei lavori precedenti. Batteria, basso, chitarre, tastiere e computer, definitivamente reintegrati, vanno a incrociare gli strumenti classici e talvolta persino quelli tradizionali arabi, formando così un valido esempio di world music in formato canzone. Alle ormai solite espansioni tastieristico-orchestrali con testi onirici (Sui giardini della preesistenza, Ricerca sul terzo, Haiku) si intervallano una serie di efficaci ballate, variamente arrangiate fra tradizione e modernità. Oltre al richiamo arabo di Fogh in Nakhal, vi sono la colorata title-track, e lo slancio religioso di Lode all’inviolato, con andamento incalzante, sovente dettato da sonorità rock. Altre canzoni da segnalare sono il dittico storico-mitologico: Atlantide e Delenda Carthago. Quest’ultima, oltre a richiamare il popolare monito di Marco Porcio Catone, contiene un passo tratto dal Libro III delle Elegie, scritte dal poeta latino Sesto Properzio. Si rileva, in aggiunta, un riferimento al mondo magrebino, dove donne con le “dita colorate di henna”, realizzano sulla pelle particolari incisioni (simili agli odierni tatuaggi) , all’epoca patrimonio esclusivo del corpo femminile.

L’opera si classifica Miglior Disco dell’Anno nel referendum di Musica e dischi e risulta il trentaseiesimo album più venduto in Italia relativamente all’anno 1993. Il Caffè de la Paix, citato nell’omonima canzone, è un locale parigino, progettato da Charles Garnier (lo stesso architetto dell’Opéra national de Paris), inaugurato nel lontano 1862; luogo dove Georges Ivanovič Gurdjieff intratteneva lezioni ai vari adepti del suo pensiero. Dell’anno successivo sono il live Unprotected e il nuovo classico Messa arcaica, composizione religiosa per soli coro e orchestra, portata in giro nelle più affascinanti chiese d’Italia e di non trascurabile successo. Non va dimenticata, l’uscita dell’opera in due atti Gilgamesh, che trova la sua fonte letteraria direttamente nella mitologia sumera. La prima rappresentazione ufficiale si tiene al Teatro dell’Opera di Roma, la sera del 5 giugno 1992.

Il sodalizio artistico con Manlio Sgalambro (1994 – 1997)
« E guarirai da tutte le malattie / perché sei un essere speciale / ed io avrò cura di te »
(Franco Battiato, La cura.)

Nella foto, il filosofo e scrittore Manlio Sgalambro.
A partire dal 1994 inizia la collaborazione con il filosofo Manlio Sgalambro, conosciuto l’anno precedente nella sua Sicilia, durante una presentazione, assieme all’editore Scheiwiller, di una raccolta di poesie del poeta Angelo Scandurra. I primi frutti di questa collaborazione sono l’opera teatrale Il cavaliere dell’intelletto e l’album L’ombrello e la macchina da cucire, l’ultimo ad essere edito dalla casa discografica EMI. Generalmente dimenticato e quasi mai riproposto nei concerti dal vivo, l’album presenta molte canzoni intellettualmente difficili, assai ricercate e proprio per questo lontane da qualsiasi intento di carattere commerciale. Il titolo del disco riprende una frase contenuta nel poema epico in prosa Canti di Maldoror, del poeta francese Lautréamont. Sicuramente da menzionare i brani: Piccolo pub, Breve invito a rinviare il suicidio, Fornicazione e l’enfatica e magniloquente Gesualdo da Venosa, brano sostenuto dalla presenza di un cantato/recitato, quasi dance, con voce e coro perfettamente amalgamati.

Nell’autunno del 1996, per la nuova casa discografica Mercury, pubblica L’imboscata , che ottiene molto successo, tanto da restituire a Battiato la popolarità raggiunta negli anni passati. Il disco si piazza al secondo posto nella classifica FIMI Artisti divenendo, per il mercato italiano, il nono album più venduto dell’anno. La caratteristica copertina riporta un dipinto di Antoine-Jean Gros, raffigurante Napoleone Bonaparte mentre arringa l’esercito prima della battaglia delle piramidi. L’Imboscata, rinnova il percorso sperimentale del cantautore, grazie ad un massiccio impiego di sintetizzatori e sonorità elettroniche. Si crea così una diversa linea compositiva incentrata sull’utilizzo preminente della chitarra elettrica, atta a conciliare musica da camera, accelerazioni ritmiche e improvvise asperità rock. Sul versante dei testi l’innovativo “alfabeto” di Sgalambro introduce nel mondo della canzone un italiano aulico ed elevato, non disdegnando soluzioni vicine al plurilinguismo (alcune tracce recano passaggi in inglese, francese, portoghese e tedesco). Pubblicato anche in Spagna, l’album contiene una delle sue canzoni manifesto: La cura, considerata da molti critici una delle composizioni d’amore più belle dell’intera musica italiana (in realtà dotata di un significato mistico e trascendente, non certo riconducibile alle sole contingenze terrene). Il brano viene certificato, lo stesso anno, disco di platino con oltre 30.000 copie vendute.

Il primo singolo di lancio, Di passaggio, presenta un intervento di Sgalambro che legge in greco antico un frammento di Eraclito. Il pensiero del filosofo permea l’intera canzone che si chiude, a sua volta, con un altro frammento (nel caso un epigramma di Callimaco), cantato a due voci da Battiato e Antonella Ruggiero. A seguire troviamo l’imponente Strani giorni (esempio del nuovo rock proposto dall’artista), Amata solitudine e la ballata dal sapore iberico Segunda Feira. L’evocativo testo lusitano presenta un Mediterraneo dell’età classica, dove il mare sognato diviene il ricordo di luoghi esotici come il porto di Singapore, il corallo delle Maldive e la suggestiva Macao. Unica traccia non presente nell’album e pubblicata come singolo è la variegata Decline And Fall Off The Roman Empire, in larga parte tratta dai testi letterari di Sgalambro dove vengono richiamate opere diametralmente opposte come L’anatomia dell’urina di James Hart e il Vangelo secondo S.Matteo. Sull’onda del rinnovato successo partecipa al Festivalbar e, ancor prima, al Concerto del Primo Maggio, dove riceve inaspettati fischi per un guasto agli amplificatori presenti sul palco.

L’esplorazione rock di Gommalacca e il ritorno all’avanguardia (1998 – 2000)
« Rozzi cibernetici signori degli anelli / orgoglio dei manicomi. »
(Franco Battiato, Shock in my town)

Un’immagine del celebre soprano Maria Callas, cantata da Battiato nel brano Casta Diva.
Non pago, l’artista siciliano continua la sua esplorazione nel mondo della chitarra elettrica, adottandone la sua componente più aspra e radicale. Il risultato è il sorprendente Gommalacca, uscito nell’autunno del 1998, che rappresenta uno dei massimi successi dell’artista, e al tempo stesso, uno dei suoi più arditi esperimenti musicali. Ricco di suoni duri e spigolosi, di contaminazioni elettroniche, distorsioni e sovraincisioni, Battiato conia una sorta di “techno hard-rock intellettuale”, di spiazzante impatto sonoro. Ne sono la conferma brani come Il mantello e la spiga, l’apparentemente soave Casta Diva (in cui “acuti” di chitarra elettrica accompagnano gli acuti campionati di Maria Callas) e Auto Da Fe’, incentrata sull’interazione fra la stessa chitarra elettrica e il sintetizzatore. Il titolo del brano richiama la cerimonia pubblica dell’autodafé (letteralmente atto di fede), processo istituito dall’inquisizione spagnola, dove venivano comminate pene e condanne di varia natura.

Le canzoni di punta del disco sono certamente Il ballo del potere e Shock in my town. La prima unisce percussioni d’andamento tribale con impressionanti cori campionati, aprendo al contempo a melodie anni trenta. La seconda, si struttura secondo un riff di chitarra dove in sottofondo si sovrappongono numerosi suoni e distorsioni, cori spettrali, e spunti elettronici; il testo, poi, è un autentico “viaggio psichedelico”, fra oscure visioni e deliranti descrizioni urbane, ampiamente sintetizzato nella celebre “falsa rima”: “shock in my town… Velvet Underground”. Lo “shock addizionale”, riportato nella canzone, si riferisce all’elemento cardine della “legge dell’Ottava” (teorizzata da Gurdjieff), ossia la spinta che evita alle correnti di cambiare direzione e che tiene quindi salde le nostre intenzioni e il nostro agire. Tale spinta esorta al risveglio la forza del serpente “Kundalini” (anch’esso citato nel testo), che secondo certe culture yogi rappresenta l’energia vitale, sopita alla base della colonna vertebrale. Non vanno trascurate altre composizioni quali La preda (che descrive minuziosamente un’estasi tantrica) e la vibrante e apocalittica Quello che fu. Altra canzone di pregio è la pacata e armoniosa Vite parallele, dove Battiato affronta il tema della reincarnazione (già argomentato in Caffè de la Paix), della quale il cantautore è un fermo sostenitore. Nel corso dell’anno, il disco viene promosso in molte trasmissioni musicali, aggiudicandosi nel 1999 la Targa Tenco come miglior album dell’anno.

Con la fine del millennio, l’artista rifugge nuovamente il formato canzone e su commissione del Teatro del Maggio Musicale Fiorentino incide per la Sony i sette movimenti sperimentali che compongono il disco Campi Magnetici. L’opera è un momentaneo ritorno alle tendenze avanguardiste dei primi anni settanta, ora filtrate dall’uso della moderna tecnologia analogica. Nell’album si alternano a continui flussi elettronici e campionamenti impazziti, improvvisi attacchi di percussioni che lasciano spazio a languidi incisi lirici e pianistici. Non mancano parti recitate che trattano in special modo di scienza empirica. Nello stesso anno, nel marzo del 2000, giunge per l’artista siciliano l’autorevole premio Librex Montale, nella specifica sezione versi per musica; riconoscimento assegnato nella stessa edizione anche al poeta fiorentino Alessandro Parronchi.

La trilogia dei Fleurs (1999 – 2008)

Sopra Fabrizio De André, omaggiato più volte dall’artista siciliano.
Nell’autunno del 1999 pubblica un nuovo album, dal titolo Fleurs, interamente sorretto da soli pianoforte e quartetto d’archi. Si tratta di un raffinato “concept cover album” composto (oltre che da due inediti) da dieci canzoni altrui, in prevalenza risalenti agli anni cinquanta e sessanta, tutte arrangiate per ensemble da camera. Il disco risulta musicalmente molto unitario, sebbene contenga brani storicamente molto distanti fra loro, come il classico Era de maggio del poeta napoletano Salvatore Di Giacomo e Ruby Tuesday, successo degli anni sessanta targato Rolling Stones. Battiato si confronta così con pezzi di altri artisti prediligendo canzoni di natura sentimentale, sia italiane (presenti due cover di Sergio Endrigo :Aria di neve e Te lo leggo negli occhi) che straniere (J’entends siffler le train, di Richard Anthony, Che cosa resta (Que reste-t-il de nos amour) di Trenet e La canzone dei vecchi amanti (La chanson des vieux amants), di Jacques Brel).

L’opera è soprattutto l’occasione per omaggiare la recente scomparsa del cantautore Fabrizio De André, incidendo e reinterpretando due dei suoi brani più celebri: La canzone dell’amore perduto (traccia d’apertura del disco) e Amore che vieni amore che vai (presentata con commozione al concerto tributo a Fabrizio De André, tenutosi il 12 marzo 2000 al Teatro Carlo Felice di Genova).Altra cover dell’artista promossa da Battiato, sarà, anni più tardi, Inverno, contenuta nell’album Inneres Auge – Il tutto è più della somma delle sue parti. Inoltre, nel novembre del 2011, il musicista partecipa al disco celebrativo Sogno nº1, prestigioso omaggio della London Symphony Orchestra al cantautore genovese. La voce di Battiato compare nel brano Anime salve, sostituendosi a quella del partner originale Ivano Fossati. Tornando al disco, si sottolineano i brani scritti con Sgalambro dal titolo: Medioevale e Ti invito al viaggio, quest’ultimo direttamente ispirato all’omonima poesia di Charles Baudelaire. L’album riscuote successo, anche in virtù dell’inedita operazione che vede il musicista misurarsi con autori e brani del tutto estranei alla sua linea musicale. Il titolo è un chiaro omaggio alla dolcezza e poesia delle canzoni.

Il 30 agosto del 2002 (anche su pressione dei produttori visto il successo del primo Fleurs), esce Fleurs 3, numerato in maniera curiosa, per evitare – come afferma l’autore – la possibilità di una terza futura uscita. La smentita avverrà sei anni più tardi con la pubblicazione di Fleurs 2. Nel disco sono presenti due canzoni scritte dall’artista: Come un sigillo, cantata con Alice e Beim Schlafengehen, dall’omonima composizione di Richard Strauss su un testo dello scrittore Hermann Hesse. Sigillata con un bacio è la versione italiana di un brano americano originariamente intitolato Sealed With a Kiss. Molte le canzoni da ricordare: Perduto amor, di Salvatore Adamo, Se mai (versione italiana del brano Smile di Charlie Chaplin), Impressioni di settembre della PFM e Insieme a te non ci sto più, di Paolo Conte (già ripresa dal regista Nanni Moretti nel film La stanza del figlio). Anche in questo lavoro, c’è spazio per omaggiare altri musicisti della “cosiddetta” scuola genovese con un rifacimento dei brani Il cielo in una stanza e Ritornerai, rispettivamente di Gino Paoli e Bruno Lauzi.

Nel 2008 si ha la temporanea conclusione di quella che parrebbe essere una vera trilogia, con l’uscita di Fleurs 2, contenente il singolo Tutto l’universo obbedisce all’amore, eseguito con la cantautrice Carmen Consoli. Tra le cover da ricordare si annoverano It’s five o’ clock, degli Aphrodite’s Child, Bridge over troubled water, di Simon & Garfunkel, La musica muore di e con Juri Camisasca e ancora un rifacimento di un brano di Sergio Endrigo, dal titolo Era d’estate.

Ferro Battuto, Dieci stratagemmi, Il vuoto (2001 – 2010)

In alto i Trentasei stratagemmi del filosofo Sun Tzu, titolo ispiratore dell’album Dieci stratagemmi.
In costante equilibrio tra pop e musica sperimentale, Battiato affronta l’inizio del millennio con un nuovo lavoro dal titolo Ferro battuto, uscito nuovamente per la EMI nella primavera del 2001. Nel disco troviamo un duetto con il leader e cantante dei Simple Minds Jim Kerr, presente nella canzone di lancio Running against the grain. Segue Bist du bei mir, un’accattivante melodia latineggiante dove l’autore affronta vari registri linguistici cantando sia in italiano che in tedesco, così come in Personalità empirica, dove alterna italiano e francese, con una parte recitata dal filosofo Sgalambro. Si segnalano ulteriormente Il cammino interminabile e Sarcofagia (ispirata al trattato animalista Del mangiar carne, elaborato e scritto dal filosofo Plutarco). Trova campo un omaggio al noto chitarrista Jimi Hendrix con un rifacimento della sua Hey joe. Chiude il disco Il potere del canto dove si accentuano ancor di più i vari suoni da campionatura, proprio come era accaduto in Gommalacca, nell’ultima traccia Shakleton.

Due anni più tardi, nel maggio del 2003, riceve dal Presidente della repubblica Carlo Azeglio Ciampi la Medaglia ai benemeriti della cultura e dell’arte, ritirata nel Palazzo del Quirinale insieme ad altri artisti quali Katia Ricciarelli e Susanna Tamaro. L’anno venturo, partecipa alla prima edizione del Festival teatro canzone Giorgio Gaber, promossa e organizzata nel ricordo dell’amico e cantautore milanese. Nella circostanza sale sul palco assieme al collega Roberto Vecchioni cantando il brano La libertà.

Nell’autunno del 2004 esce Dieci stratagemmi, prodotto dalla Sony Music. Il cantante, per la scelta del titolo, ha preso spunto da I 36 stratagemmi di Gianluca Magi (libro a sua volta ispirato a L’arte della guerra, antico trattato militare attribuito al generale cinese Sun Tzu). Il sottotitolo dell’album Attraversare il Mare per ingannare il Cielo è il primo dei 36 stratagemmi che compongono il libro di Gianluca Magi. I 10 stratagemmi del disco sono, naturalmente, le dieci canzoni presenti in esso. Nel corso dell’anno vengono estratti i singoli discografici Tra Sesso e Castità, Le Aquile Non Volano a Stormi, Ermeneutica e Odore di polvere da sparo. Tra i vari collaboratori (tracce cinque, otto e nove), vi sono i Krisma, amici di lunga data dell’artista (di Battiato sono alcuni pezzi scritti per Maurizio Arcieri alla fine degli anni sessanta). Inoltre, partecipano all’album la cantante dei Lacuna Coil Cristina Scabbia (che interviene nel brano I’m that) e la cantante giapponese Kumi C. Watanabe: sua la voce nei brani Le aquile non volano a stormi, Ermeneutica e Apparenza e realtà. Degna di nota la melodica Fortezza Bastiani, diretta citazione del romanzo Il deserto dei Tartari di Dino Buzzati. Chiude il disco La Porta dello spavento supremo (Il Sogno) , con parte recitativa interpretata dal filosofo Sgalambro.

Nel frattempo, vengono registrati i rispettivi live: Last Summer Dance e Un soffio al cuore di natura elettrica, quest’ultimo riguarda esclusivamente il concerto tenutosi al Nelson Mandela Forum, in data 17 febbraio 2005. Nel febbraio del 2007 il cantautore pubblica un nuovo album dal titolo Il vuoto, che vede l’abituale presenza ai testi del filosofo Manlio Sgalambro. Dal disco vengo estratti i singoli radiofonici Il vuoto, Aspettando l’estate e Niente è come sembra. L’opera presenta la partecipazione delle Mab, complesso femminile di origini sarde, squisitamente votato alla musica hard rock. Due anni dopo, esattamente il 13 novembre 2009, è la volta di Inneres Auge – Il tutto è più della somma delle sue parti, antologia contenente due brani inediti, alcune cover e nuove versioni di varie hits del passato. In un’intervista rilasciata ai microfoni de il Fatto Quotidiano, alla domanda: Che significa “Inneres Auge”?, Battiato ha risposto: «Occhio interiore. Ma lo preferisco in tedesco. In italiano si dice “terzo occhio”, ma non mi piace, fa pensare a una specie di Polifemo. I tibetani hanno scritto cose magnifiche sull’occhio interiore, che ti consente di vedere l’aura degli uomini: qualcuno ce l’ha nera, come certi politici senza scrupoli, mossi da bassa cupidigia; altri ce l’hanno rossa, come la loro rabbia».

La canzone è un nuovo atto d’accusa del musicista nei confronti del potere politico. L’occasione è servita per ribadire il concetto di “cantautore impegnato” che Battiato, nel medesimo incontro esemplifica con queste parole: «Per il tipo che dovrei essere, no. Ma non sopporto i soprusi e ogni tanto coercizzo il mio strumento. Il pretesto di “Inneres Auge”, che ha origini più antiche, è arrivato quest’estate con lo scandalo di Bari, delle prostitute a casa del premier. E con la disinformazione di giornali e tiggì che le han gabellate per faccende private. Ora, a me non frega niente di quel che fanno i politici in camera da letto. Mi interessano quelli che influenzano la vita pubblica, con abusi di potere, ricatti, promesse di candidature, appalti, licenze edilizie in cambio di sesso e di silenzi prezzolati. Questa è corruzione, a opera di chi dovrebbe essere immacolato per il ruolo che ricopre». La canzone dialettale U cuntu, altra traccia originale dell’album, è stata una delle cinque canzoni finaliste al Premio Mogol nel giugno del 2010.

L’ultima collaborazione con Sgalambro (2011 – 2012)

Sopra il filosofo Telesio, ispiratore dell’opera lirica scritta dal musicista ripostese.
Il nuovo decennio si apre con l’insolita partecipazione dell’artista al Festival della Canzone Italiana di Sanremo, condotto dall’amico e cantante Gianni Morandi. Nell’occasione sale sul palco nella doppia veste di concorrente e direttore d’orchestra, accompagnando il cantautore siciliano Luca Madonia con cui presenta il brano L’alieno. Nell’autunno seguente, pubblica un nuovo concept-album, incentrato sulla figura del filosofo cosentino Bernardino Telesio. L’opera lirica (come indica il sottotitolo di copertina: in due atti e un epilogo), si apre con un prologo per pianoforte e archi, con voce dello stesso Battiato che recita una serie di parole tra le quali: Temperamento, Colerico, Sanguigno. Umore, Allegro, Lo spirito anima la Terra e le piante, La pietra grezza e altre ancora. Questo nuovo lavoro, “colto” e “immediato” allo stesso tempo, è accompagnato da vari pensieri del filosofo Sgalambro (suo il relativo libretto), il tutto sorretto da musiche orientali, canti lirici intrecciati e atmosfere elettroniche che fanno da sfondo alle note consolatorie del pianoforte. L’opera, andata in scena per la prima volta al Teatro Rendano di Cosenza il 6 maggio 2011, ha la peculiarità di essere la prima pièce olografica a livello mondiale ad essere presentata in tre dimensioni, davanti a un pubblico di spettatori paganti.

Un anno più tardi, il 23 ottobre del 2012, a cinque anni di distanza dall’ultimo album di inediti, esce Apriti sesamo, nuova fatica del cantautore siciliano che si aggiudica, con oltre 30.000 copie vendute, il disco d’oro. L’opera fa leva sull’indignazione del Battiato-cittadino (costernato dai perenni soprusi della politica), non tralasciando quella del Battiato-artista, alla continua ricerca di nuovi equilibri morali e spirituali. Se la materia è corrotta (come suggerisce il compositore), la spiritualità è il luogo eletto nel quale rifugiarsi, oppure dal quale ripartire nel processo di miglioramento di sé e del mondo. In tale contrapposizione tra “spirito” e “materia”, si passano in rassegna i nuovi brani, tra i quali: Passacaglia (ispirata alla composizione Passacaglia della vita del sacerdote seicentesco Stefano Landi), Il serpente (efficace invettiva contro il Dio denaro), e la più che riuscita La polvere del branco.

Dal punto di vista musicale, Apriti Sesamo non si discosta né da Dieci Stratagemmi né da Il Vuoto; Il pop sperimentato dall’artista è sorretto, come sempre, da mature e collaudate esplorazioni elettroniche. I testi, a contrario, aprono le porte, in maniera più decisa, al disagio sociale, senza abbandonare gli usuali termini colti e sublimi, spesso poliglotti. Ne sono dimostrazione i brani: Caliti Junku, Un irresistibile richiamo, Aurora e Testamento. L’album è l’ultima opera dove compare la collaborazione del filosofo Manlio Sgalambro. Due anni più tardi, il 6 marzo 2014, lo scrittore siciliano si spegnerà nella sua Catania (all’età di 89 anni), ponendo fine ad un sodalizio artistico e umano durato oltre vent’anni.

I nuovi progetti (2013 – 2016)
Il 6 agosto 2013 è protagonista del concerto/tributo in ricordo di Lucio Dalla, tenutosi nell’anfiteatro di Milo, paese caro ad entrambi i cantautori. L’arena siciliana, intitolata per l’occasione al cantautore bolognese, viene inaugurata dallo stesso Battiato poco prima l’inizio del concerto. Alla kermesse partecipano Noemi (con cui canta La cura), Enrico Ruggeri, Erica Mou, Gianluca Grignani, e Luca Carboni. Il 26 novembre dello stesso anno esce il live, Del suo veloce volo, con l’omonima canzone e numerosi classici del musicista reinterpretati assieme al gruppo musicale Antony and the Johnsons. Le registrazioni dell’album riguardano esclusivamente il concerto tenutosi all’Arena di Verona il 2 settembre 2013, cui ha partecipato anche Alice in veste di special guest.

Nei mesi di luglio e agosto del 2014 promuove un tour di vari concerti presentando un progetto di musica elettronica dal titolo Joe Patti’s experimental group. Il musicista sale sul palco armato di soli sintetizzatore, tastiera e pianoforte. La serie di eventi è prodromica all’uscita del relativo album che viene pubblicato il 16 settembre successivo, confermando un ritorno dell’artista alla musica sperimentale. Al tour estivo vengono aggiunte nuove date nei mesi di ottobre e novembre. Durante le tappe successive, il 16 marzo 2015 (al Teatro Petruzzelli di Bari), il cantautore rimane vittima di un incidente sul palco, cadendo su una cassa monitor e procurandosi una frattura del femore a pochi giorni dal compimento del suo settantesimo anno di età. Il 6 novembre 2015 dà alle stampe una nuova raccolta dal titolo Anthology – Le nostre anime, con l’omonimo nuovo singolo trasmesso in radio dal 16 ottobre 2015.

Da febbraio a marzo 2016 è impegnato con Alice nel tour di successo Battiato Alice: trentadue date italiane quasi tutte sold out, con l’accompagnamento della Ensemble Symphony Orchestra. Lo spettacolo alterna momenti in cui i due artisti si esibiscono singolarmente a numerosi duetti (fra cui E ti vengo a cercare, Tutto l’universo obbedisce all’amore, I treni di Tozeur).

 

Fonte: Wikipedia

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