Gli inizi

I suoi genitori volevano battezzarla Milva, ma il parroco li fece optare per il nome di Maria Ilva, poiché altrimenti la bambina non avrebbe avuto alcuna santa protettrice per l’onomastico. Inizia giovanissima a cantare nelle balere del basso ferrarese con il nome d’arte Sabrina, e lì viene notata per la sua grinta e la sua straordinaria voce. Dopo aver trionfato in un concorso di voci nuove della RAI nel 1959, arrivando prima su ben 7600 partecipanti con le canzoni Acque amare di Carla Boni e Dicembre m’ha portato una canzone di Nilla Pizzi, comincia ad incidere per la Cetra, la casa discografica di stato, partecipando al Festival di Sanremo nel 1961, dove arriva terza con Il mare nel cassetto. A giugno dello stesso anno partecipa alla manifestazione canora napoletana Giugno della Canzone Napoletana, dove vince il primo premio con Credere, in coppia con Nunzio Gallo, ed il secondo premio con Mare verde, in coppia con Mario Trevi.
L’anno dopo è seconda con Tango italiano che arriva in prima posizione nella classifica dei 45 giri. In questo periodo sono tantissimi i 45 giri incisi, tra i quali si ricordano due successi come Flamenco Rock (1960) e Blue spanish eyes (1966). Milva conquista immediatamente un’enorme popolarità, e per la linea melodica e tradizionale che caratterizza le sue canzoni, viene fin dall’inizio contrapposta dalla stampa a quella che per molti anni verrà identificata come la sua storica rivale, e cioè Mina. La rivalità, in realtà, non è mai esistita ed è stata più volte smentita dalla stessa Milva.
Nel 1961 sposa il regista Maurizio Corgnati, dal quale nel 1963 ha anche una figlia, Martina Corgnati, curatrice e critica d’arte. Milva ha definito Corgnati l’uomo più importante della sua vita anche se sarà lei a lasciarlo nel 1969. Di fatto, attraverso il marito, Milva viene a contatto con una dimensione culturale che le permetterà di evolversi artisticamente in maniera esponenziale. Nel tempo avrà una relazione sentimentale con l’attore Mario Piave, in seguito con il paroliere Massimo Gallerani e poi con l’attore e doppiatore, Luigi Pistilli, anche lui considerato uno dei migliori interpreti delle opere di Bertolt Brecht.
Dopo la sua partecipazione al Festival di Sanremo 1962, dove presenta Tango italiano (2º posto) e Stanotte al luna park, Bruno Coquatrix, storico patron dell’Olympia di Parigi, la chiama per un eccezionale debutto oltralpe. Verso la metà del decennio si avvicina ad un repertorio più ricercato, attraverso gli LP Le canzoni del Tabarin – Canzoni da cortile (1963) e Canti della libertà (1965), dove incide la prima versione di Bella ciao, una delle sue più famose interpretazioni, che alcuni anni dopo Milva riproporrà in una puntata di Canzonissima.

La recitazione e il successo
Ma, soprattutto, si avvicina alla recitazione, lavorando nel teatro leggero con Gino Bramieri e David Riondino, per poi passare a Giorgio Strehler, che diventa una figura-chiave per la crescita artistica di Milva, che in pochi anni diventa una delle più importanti attrici teatrali italiane. In particolare, si specializza nella rappresentazione del repertorio brechtiano, diventandone la maggiore interprete italiana, nonché una delle più apprezzate in assoluto in ambito internazionale. Alle canzoni di Bertolt Brecht Milva ha dedicato ben quattro progetti discografici e innumerevoli recital teatrali (i famosi Milva canta Brecht).

Famosissima la sua interpretazione di Jenny dei Pirati nell’allestimento de L’Opera da tre soldi (1973). Parallelamente continua la sua carriera come cantante attraverso l’incisione di importanti album, ai quali collaborano Ennio Morricone (che la omaggia con un intero LP), Francis Lai, Mikis Theodorakis, fino a Vangelis, Enzo Jannacci e Franco Battiato (siamo già negli anni ottanta).
Come cantante, Milva sembra proporsi al pubblico sotto due aspetti fondamentali: uno, più tradizionale, che comprende la pubblicazione di numerosissimi singoli di tipo abbastanza convenzionale e il relativo presenzialismo televisivo attraverso la partecipazione a popolarissime gare canore. L’altro, quello più impegnato, vede la riproposizione di un repertorio colto, importante, secondo un accordo con la casa discografica Ricordi (dove incide dal 1966 al 1993), grazie alla quale Milva può permettersi la pubblicazione di lavori di grande spessore, impegnandosi però a presentarsi annualmente al Festival di Sanremo e a lavorare parallelamente su una produzione più popolare.
Nella prima metà degli anni Settanta escono, dunque, i suoi primi due LP dedicati al mondo brechtiano e curati da Giorgio Strehler: Milva canta Brecht (1971) e Milva Brecht (1975). Sempre nel 1975 esce l’LP Libertà, dieci anni dopo Canti della libertà, col quale Milva aveva coraggiosamente dato una svolta alla propria carriera senza per altro voler sfuggire ad una ben precisa connotazione politica.
I successi musicali di Milva rimasti maggiormente impressi nell’immaginario collettivo sono, invece: Milord, che incide per la prima volta nel 1960 ed è tratta dal repertorio di Edith Piaf, al quale la cantante dedica un intero LP con le sue canzoni tradotte in lingua italiana, diventandone così una delle eredi più significative, con molti trionfi all’Olympia di Parigi; La filanda, cover della più grande cantante portoghese Amália Rodrigues (interprete del “fado”) e che nel 1972 ottiene la prestigiosa “Gondola d’Oro” per le vendite del 45 giri alla Mostra Internazionale di Musica Leggera di Venezia; Alexander Platz, scritta da Franco Battiato, come tutto l’album Milva e dintorni (1982), primo di una fortunata trilogia; Canzone, di Don Backy, presentata al Festival di Sanremo 1968, dove si classificò terza; Da troppo tempo, una delle sue più grandi interpretazioni, che ha conquistato un altro terzo posto al Festival di Sanremo 1973.

Dal 1973 al 1980, sotto la guida dell’impresario Elio Gigante, realizza molte tournée internazionali, che la portano al grande successo discografico in Francia e soprattutto Germania, dove vince numerosi dischi di platino, grazie anche all’incisione di molti suoi lavori in lingua tedesca. Nel 1985 Milva fa una svolta incidendo il singolo italo disco Marinero incluso nell’album Corpo a corpo sempre con sonorità più elettroniche. Il singolo ottiene un buon successo anche all’estero.
Nel 1989, all’interno dell’album Svegliando l’amante che dorme, include la cover di Atmosfera, brano di Giuni Russo e scritto da Franco Battiato. Nel 1999 realizza in duetto con Al Bano una nuova versione della canzone Io di notte conosciuta in Germania anche con il titolo Zuviele Nächte ohne dich.

Sviluppi recenti
Dagli anni Ottanta in poi, il suo curriculum si arricchisce considerevolmente, grazie ad altre prestigiose collaborazioni, che ne esaltano le capacità artistiche: Luciano Berio (del quale interpreta La vera storia); Astor Piazzolla, che la elegge come sua interprete favorita e le dedica l’opera da lei interpretata Maria de Buenos Aires; Alda Merini, per la quale realizza un intero album con le liriche della grande poetessa musicate da Giovanni Nuti; Giorgio Faletti, che le ha scritto un altro album (In territorio nemico), presentato al Festival di Sanremo 2007 tramite il brano The Show Must Go On. E poi, ancora, con gli scrittori Umberto Eco, Andrea Zanzotto ed Emilio Villa.
Insignita l’anno precedente del titolo di Cavaliere della Legion d’Onore, nel 2010, dopo cinquantun anni di carriera, pubblica il terzo album scritto e prodotto per lei da Franco Battiato (dopo Milva e dintorni del 1982 e Svegliando l’amante che dorme del 1989), intitolato Non conosco nessun Patrizio e balzato immediatamente nella top 20 dei dischi più venduti in Italia. Contemporaneamente annuncia sul suo sito web una sorta di ritiro dalle scene, in pratica la cessazione della sua attività negli spettacoli dal vivo, in seguito a problemi di salute che ultimamente l’avevano costretta ad annullare diversi concerti.
Con queste parole Milva spiega le ragioni della propria scelta: “Ritengo che proprio questa speciale combinazione di capacità, versatilità e passione sia stato il mio dono più prezioso e memorabile al pubblico e alla musica che ho interpretato e per quello voglio essere ricordata. Oggi questa magica e difficile combinazione forse non mi è più accessibile: per questo, dato qualche sbalzo di pressione, una sciatalgia a volte assai dolorosa, qualche affanno metabolico; e, soprattutto, dati gli inevitabili veli che l’età dispiega sia sulle corde vocali sia sulla prontezza di riflessi, l’energia e la capacità di resistenza e di fatica, ho deciso di abbandonare definitivamente le scene e fare un passo indietro in direzione della sala d’incisione, da dove posso continuare ad offrire ancora un contributo pregevole e sofisticato”.
Tra l’inverno e la primavera del 2011, malgrado l’annuncio di un addio all’attività live, Milva ritorna in teatro nello spettacolo, già portato in scena dal 2008, La variante di Lüneburg, tratto dal libro di Paolo Maurensig con musiche di Valter Sivilotti.

Fonte: Wikipedia

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