Francesco Guccini

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Francesco Guccini (Modena, 14 giugno 1940 – Sambuca Pistoiese, 6 agosto 2026) è stato un cantautore, scrittore e attore italiano.

Tra i cantautori più rappresentativi e popolari del panorama italiano, esordì ufficialmente nel 1967 con l’LP Folk beat n. 1, dopo aver scritto le prime canzoni rock’n’roll già alla fine degli anni Cinquanta. Nella sua lunga carriera ha pubblicato oltre venti album, affiancando alla musica l’attività di scrittore, occasionalmente di attore, autore di colonne sonore e fumetti, e coltivando interessi di lessicografia, glottologia, dialettologia e traduzione. I suoi testi, di forte impegno politico e sociale, sono stati spesso accostati alla poesia, al punto da essere proposti in una traccia d’esame come esempio di poesia contemporanea. Fino a metà anni Ottanta insegnò lingua italiana alla sede bolognese del Dickinson College. È tra gli artisti più premiati dal Club Tenco, con quattro Targhe e due Premi.

Infanzia e formazione

Nato a Modena pochi giorni dopo l’ingresso dell’Italia nella Seconda guerra mondiale, visse l’infanzia a Pàvana, sull’Appennino tosco-emiliano, presso i nonni paterni: il padre, che aveva rifiutato di giurare fedeltà alla RSI, era prigioniero in un campo tedesco come internato militare. Quegli anni di montagna segnarono profondamente la sua poetica: il tema delle radici e dell’appartenenza ai luoghi d’origine tornerà in brani come “Radici” e “Amerigo” e nel romanzo Cròniche epafàniche. Nel dopoguerra la famiglia si ricompose a Modena.

Mosse i primi passi musicali nel 1958 come cantante e chitarrista in un’orchestra da balera (prima Hurricanes, poi Snakers e infine Gatti), con cui scrisse le prime canzoni e girò il nord Italia e l’estero. Nel 1961 si trasferì con la famiglia a Bologna, dove si iscrisse alla facoltà di Lingue; nel 1962 partì per il servizio militare, che concluse come ufficiale di complemento.

Gli esordi (1967-1970)

Nel 1967 la CGD gli propose il Festival di Sanremo come autore delle musiche di “Una storia d’amore”, poi non ammessa alle selezioni; l’imposizione di parolieri esterni lo spinse a rinunciare a ulteriori collaborazioni con la casa discografica. Nel marzo dello stesso anno uscì Folk beat n. 1, di scarsissimo riscontro commerciale ma già rivelatore del suo stile: arrangiamenti scarni e temi come la morte, la guerra e l’Olocausto (“Auschwitz”, “Noi non ci saremo”). Il debutto televisivo avvenne il 1º maggio 1967 nel programma di Caterina Caselli e Giorgio Gaber, per la quale scrisse diversi brani. Furono però i Nomadi a portare al successo “Dio è morto”, una delle sue canzoni più note.

Nel 1968 pubblicò il 45 giri “Un altro giorno è andato/Il bello”, proseguì l’attività di autore per Nomadi, Bobby Solo e Caselli, e debuttò ufficialmente dal vivo ad Assisi. Nel biennio 1967-1968 lavorò anche nel Carosello con Guido De Maria, ideando gli slogan dell’Amarena Fabbri con il personaggio di “Salomone pirata pacioccone”. Nel 1970 uscì Due anni dopo, album dai toni inquieti ed esistenziali accostato alla poetica leopardiana, che avviò la decennale collaborazione con la chitarrista statunitense Deborah Kooperman.

Il salto di qualità e il successo (1972-1979)

La svolta artistica arrivò nel 1972 con Radici, considerato tra i suoi capolavori: contiene “La locomotiva”, ispirata a una vicenda reale e incentrata su uguaglianza e giustizia sociale, oltre a “Incontro”, “Piccola città”, “Il vecchio e il bambino” e “Canzone dei dodici mesi”. Il filo conduttore è la ricerca delle origini, simboleggiata dalla copertina con la vecchia casa di montagna e i familiari. Nello stesso anno fece conoscere alla EMI il concittadino Claudio Lolli, avviandone la carriera.

Il successo commerciale giunse nel 1976 con Via Paolo Fabbri 43, tra gli album più venduti dell’anno: vi compaiono “L’avvelenata”, veemente risposta alle critiche ricevute per il disco precedente, la title track — ritratto della sua vita bolognese con citazioni di Borges e frecciate amichevoli a De Gregori, De André e Venditti — “Canzone quasi d’amore” e “Il pensionato”.

Gli anni Ottanta

Metropolis (1981) è costruito attorno a città dal valore simbolico — Bisanzio, Venezia, Bologna, Milano — con arrangiamenti più corposi e distanti dal folk; spicca la complessa “Bisanzio”. Il successivo Guccini (1983) prosegue sui temi del viaggio e del disagio metropolitano e contiene il classico “Autogrill” e la ricercata “Shomèr ma mi llailah?” di ispirazione biblica; il tour seguente fu il primo con una band completa. Nel 1984 uscì il live Fra la via Emilia e il West, registrato principalmente in piazza Maggiore a Bologna con ospiti come Gaber, Paolo Conte, Lucio Dalla, i Nomadi, Vecchioni e l’Équipe 84 riunita per l’occasione.

Signora Bovary (1987) segnò un cambio di rotta verso melodie e arrangiamenti più raffinati, con canzoni-ritratto di persone della sua vita: il padre (“Van Loon”), la figlia Teresa (“Culodritto”), se stesso (la title track); premiata anche “Scirocco”. Nel 1988 pubblicò il live Quasi come Dumas, con vecchie canzoni riarrangiate, e compose con Lucio Dalla “Emilia”.

Gli anni Novanta

Quello che non… (1990) proseguì la linea poetica del precedente: la “Canzone delle domande consuete” fu premiata dal Club Tenco come miglior canzone dell’anno. Parnassius Guccinii (1993) — dal nome della farfalla dedicata al cantautore — contiene “Samantha”, “Farewell” (omaggio dylaniano legato alla fine dell’amore con Angela) e “Canzone per Silvia”. D’amore di morte e di altre sciocchezze (1996), altro successo di vendite, comprende “Cirano”, “Lettera” (dedicata agli amici scomparsi Bonvi e Victor Sogliani), “Vorrei” — per la nuova compagna Raffaella Zuccari — “Quattro stracci” e “Stelle”. Chiuse il decennio Stagioni (2000), incentrato sui cicli del tempo, con “Autunno”, “Ho ancora la forza” (scritta con Ligabue), “Don Chisciotte” e “Addio”: il relativo tour rivelò una sorprendente affluenza di pubblico giovanissimo, consacrandolo artista di riferimento di tre generazioni.

Personaggi e racconti (2001-2010)

Ritratti (2004) propone dialoghi immaginari con personaggi storici come Ulisse (“Odysseus”, tra i suoi testi più apprezzati), Colombo e Che Guevara, oltre a “Piazza Alimonda”, dedicata a Carlo Giuliani; il disco balzò al primo posto della classifica italiana, restandovi due settimane. Nel 2005 uscì il live Anfiteatro Live, registrato a Cagliari, con ottimi risultati di vendita anche per il DVD. Nel 2006 la EMI celebrò i suoi 40 anni di carriera con la tripla raccolta The Platinum Collection; Guccini pubblicò inoltre il singolo “Nella giungla”, sul rapimento di Íngrid Betancourt, e tradusse in dialetto pavanese l’Aulularia di Plauto. Nel 2007 ricevette il “Riccio d’Argento” e uscì la biografia ufficiale Portavo allora un eskimo innocente di Massimo Cotto. Nel 2010 Mondadori pubblicò l’autobiografia Non so che viso avesse, uscì la raccolta Storia di altre storie e il botanico Davide Donati gli dedicò un cactus messicano, la Corynopuntia guccinii.

Le ultime incisioni (2011-2026)

Nel 2011 sposò in seconde nozze Raffaella Zuccari, sua compagna dal 1996. Nel 2012 cantò in dialetto modenese in “Gerardo nuvola ‘e povere” di Enzo Avitabile (Premio Amnesty Italia) e partecipò al Concerto per l’Emilia a favore delle popolazioni terremotate. Nel novembre dello stesso anno uscì L’ultima Thule, doppio disco di platino con oltre 120.000 copie, dopo il quale annunciò il ritiro dai concerti e dalle incisioni per dedicarsi alla scrittura.

Negli anni successivi tornò tuttavia più volte alla musica: come ospite nel singolo benefico “Le storie che non conosci” di Bersani e Pacifico (2015), anno in cui il Club Tenco gli dedicò la rassegna del Premio Tenco; con la raccolta Se io avessi previsto tutto questo (2015); con il cofanetto L’ostaria delle dame (2017), registrazioni dal vivo nello storico locale bolognese da lui fondato nel 1970 con padre Michele Casali. Nel 2019 e 2020 uscirono i due capitoli di Note di viaggio, progetto curato con Mauro Pagani per i suoi ottant’anni, in cui grandi interpreti italiani rileggono il suo repertorio e in cui Guccini canta gli inediti “Natale a Pavana” e “Migranti”. Seguirono due album di cover: Canzoni da intorto (2022) e Canzoni da osteria (2023). Nel 2024 pubblicò un 45 giri con due versioni di “Bella ciao”, una delle quali in duetto con Tosca, in italiano e farsi.

La morte

È morto il 6 agosto 2026 nella sua casa di Pàvana, nel pistoiese, dove viveva stabilmente da anni, all’età di 86 anni. I funerali si sono svolti in forma privata per volontà dell’artista; per volontà della famiglia, una prima cerimonia commemorativa è in programma per settembre.

Fonte: Wikipedia

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